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La manovra del governo va cambiata

3 dicembre 2025 • cemento, Edilizia, INTERNAZIONALE, lapidei, laterizi, legno, News, News salute e sicurezza, restauro

L’intervista al segretario generale FENEALUIL MAURO FRANZOLINI:
“Manovra governo va cambiata”.

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Sul tema del contrasto agli infortuni “sono stati fatti dei passi
avanti da parte del governo con il dl sicurezza, ascoltando le istanze
di noi sindacati; cerchiamo quindi di dare una valutazione sul merito:
le assunzioni degli ispettori del lavoro, il rafforzamento normativo ad
esempio con la patente a punti piuttosto che altri aspetti del dl
sicurezza, ci fanno propendere per un giudizio moderatamente
positivo. Rimane molta strada da percorrere, è inutile negarlo, il tema
degli infortuni riguarda la cultura della sicurezza, l’informazione”.
Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Mauro Franzolini,
segretario generale della FenealUil, la federazione di categoria
della Uil che rappresenta i lavoratori edili dei laterizi, dei manufatti,
del cemento, del legno e dei lapidei.
Franzolini infatti sottolinea “ormai circa il 50% dei lavoratori edili
occupati nei nostri cantieri non sono di nazionalità italiana ma
provengono da ogni parte del mondo”. “C’è un tema quindi
formazione di queste maestranze, perchè far entrare in cantiere una
persona a cui è difficile far comprendere le norme sulla sicurezza
rappresenta un rischio potenziale”, aggiunge.
“E poi c’è bisogno di più controlli, più verifiche, mirate rispetto a
quelle imprese che sono più borderline rispetto alle regole.
Purtroppo, infatti, la maggioranza degli infortuni avviene
in cantieri improvvisati dove le regole sono quasi un’utopia”,
spiega il leader della FenealUil.

La Manovra economica del governo va cambiata
“E’ una manovra in chiaroscuro, come dice molto bene il nostro
segretario generale Pierpaolo Bombardieri, e noi abbiamo fatto la
grande manifestazione nazionale al Teatro Brancaccio per chiedere
cambiamenti sulle cose che non vanno”. Franzolini sottolinea infatti
che “all’interno della manovra non viene trattato in modo accurato il
tema dell’evasione fiscale, il cui contrasto è una bandiera storica della
nostra organizzazione, della Uil”. “Di fatto, non c’è nessuna norma
contro questa autentica barbarie italiana che vale 80 miliardi di euro
che potrebbero essere spesi in sanità, in istruzione, in servizi ai
cittadini”, avverte.
E poi il tema delle pensioni. “I lavoratori del settore delle costruzioni
vanno in pensione a 67 anni oggi e andranno a 67 anni e tre mesi con
la nuova manovra che di fatto conferma la legge Fornero. Questo è un
aspetto che, dal nostro punto di vista, non rende giustizia a chi fa
lavori usuranti, a chi fa lavori particolarmente faticosi. Gli edili, i
lavoratori delle cave, i lavoratori che lavorano in fabbrica hanno diritto
a un trattamento previdenziale dal nostro punto di vista un po’ più
agevolato sotto il profilo dei criteri per arrivare a una pensione un po’
più precocemente”, sottolinea il dirigente sindacale.
Bene il governo invece, sottolinea Franzolini, “su una nostra richiesta
storica: quella della detassazione degli aumenti contrattuali”. “Il
governo di fatto riconosce che lo strumento del rinnovo dei contratti
nazionali è uno strumento di democrazia economica e la detassazione
che ne conseguirà in virtù della manovra economico-finanziaria porterà
un beneficio nelle tasche dei nostri lavoratori. Teniamo conto
che fino adesso i contratti collettivi nazionali che abbiamo rinnovato in
tutto il settore delle costruzioni hanno portato risultati anche importanti
sotto il profilo economico, ma che sono stati falcidiati poidalla tassazione
altissima che c’è nelle buste paga.
La prospettiva di avere una tassazione inferiore e conseguentemente
avere più denaro da spendere per i nostri lavoratori,
per i nostri iscritti, è sicuramente una prospettiva positiva”, sottolinea.

Le preoccupazioni per la fine del Superbonus
“La chiusura del Superbonus ci spaventa perché si associa ad una
sorta di diffidenza che ci pare di intravedere da parte del governo,
forse motivata da ragioni economiche, a continuare a finanziare anche
la detraibilità fiscale del 50%, che è uno dei grandi capitoli di spesa
per l’abitazione degli italiani. Immaginare che oggi si possa rinunciare
in toto o quasi all’ipotesi di avere vantaggi fiscali in occasione di una
ristrutturazione di una casa temo che porterebbe il settore verso una
difficoltà rinnovata e problematiche nuove”, sottolinea il leader del
sindacato.

Franzolini infatti ricorda che “il settore delle costruzioni ha avuto una
crisi profondissima che dal 2008 si è trascinata per moltissimi anni,
poi c’è stato il superbonus e gli effetti sulla riscoperta della casa
durante il Covid”. “Gli italiani infatti hanno iniziato a fare investimenti
per migliorarla e il Superbonus è stato un traino oggettivamente
straordinario. L’idea, dal nostro punto di vista, non era sbagliata,
aveva assolutamente un senso logico, soprattutto in un contesto in
cui andava rilanciato il settore edile. Ma è stata declinata, temiamo, in
termini fin troppo generosi e senza filtri rispetto ai redditi disponibili
dagli italiani”, sottolinea. E il leader della FenealUil sottolinea che
“bisogna tenere aperto col governo un filone di ragionamento sulle detrazioni”.
“Abbiamo visto che c’è stato un primo segnale: quest’anno sembrava che dovesse
essere ridotta al 36% la detraibilità fiscale, mentre invece è stata
confermata al 50%. Per cui è un segno che il governo capisce
l’importanza di questo provvedimento e bisognerà continuare a
lavorare per fare una transizione vera, energetica, delle nostre case”,
conclude.

Le prospettive post-Pnrr
“Noi siamo convinti che fino a che resterà in vigore il Pnrr, che, non
dimentichiamo, ha rappresentato un’iniezione di denaro straordinaria
da parte dell’Unione Europea, in particolare nei confronti dell’Italia,
molto probabilmente il settore non avrà particolari scossoni, perché ci
sono moltissime opere pubbliche che di fatto si stanno sviluppando.
Ma bisogna iniziare a ragionare sul dopo”, spiega Franzolini.
Franzolini ricorda che “siamo stati il paese che più ha beneficiato dei
denari europei del Pnrr, che resterà in vigore possiamo immaginare
fino alla seconda metà del 2026, con qualche coda residua che
potrebbe realizzarsi”.
Quelle realizzate finora con i fondi, sottolinea il dirigente sindacale,
“sono opere pubbliche importanti, ma sono anche tante micro opere
effettuate nei singoli Comuni”. “Il volume degli investimenti fatti dai
comuni italiani è circa triplicato rispetto ai tempi precedenti al Pnrr.
Il dopo resta un grande punto di domanda e su questo, insieme alle
altre organizzazioni sindacali e alle organizzazioni datoriali, è nostra
intenzione provare ad aprire un confronto con la compagine
governativa”, aggiunge.

Le richieste all’Ue sul tema casa
“La casa -spiega Franzolini- è un bene su cui gli italiani investono, è
un bene primario per il nostro Paese, moltissime sono quelle di
proprietà. Hanno bisogno di essere manutenute,
spesso sono edifici molto vecchi, costruiti molti anni fa,
hanno bisogno di essere ammodernate e gestite.
Ci vorrà un impegno serio da parte delle
autorità italiane, però noi crediamo che ci sarebbe bisogno
su questo tema forse anche di un aiuto europeo specifico,
perché questo problema che pare essere solo italiano in realtà non lo è.
È un problema che riguarda un po’ tutta Europa ed è un tema sul quale
poi la transizione energetica spinge e ci costringe anche appunto
a fare dei provvedimenti ad hoc, vista anche la Direttiva Case Green”.

L’edilizia traino dell’occupazione
“L’edilizia è un settore che produce tantissima occupazione.
Il governo, giustamente, dal suo punto di vista,
si gloria dei dati positivi che ci sono sull’abbassamento della disoccupazione nel Paese.
Non dimentichiamo che gran parte di questo abbassamento della disoccupazione
deriva dall’ingresso dei lavoratori nel settore edile”, sottolinea Franzolini.

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