Un futuro più giusto per tutti: democrazia, lavoro, rappresentanza
UN FUTURO PIÙ GIUSTO PER TUTTI: DEMOCRAZIA, LAVORO, RAPPRESENTANZA
Leggi il contributo del Segretario Generale FenealUil sul numero 1 di Lavoro Europeo, nella nuova versione edita da Arcadia edizioni.
Vai sul sito di Lavoro Europeo – CLICCA QUI
oppure leggi di seguito
UN FUTURO PIÙ GIUSTO PER TUTTI: DEMOCRAZIA, LAVORO, RAPPRESENTANZA
Mauro Franzolini – Segretario generale FenealUil
Vorrei partire dalle parole del Segretario generale PierPaolo Bombardieri che, nell’intervista, ha richiamato con forza quanto sia oggi centrale affrontare la questione della rappresentanza nel nostro Paese. Un tema che nel nostro settore assume un rilievo maggiore alla luce dei continui attacchi da parte di associazioni datoriali sostanzialmente sconosciute che criticano, senza fondamento e conoscenza, un sistema che da oltre 100 anni garantisce a lavoratori e imprese prestazioni e vantaggi.
La bilateralità rappresenta, infatti, uno strumento fondamentale di governo del settore, fondato sul contratto collettivo nazionale e su una rete di enti e servizi – casse edili e scuole di formazione – che operano quotidianamente per qualificare il lavoro, sostenere le imprese corrette e tutelare le persone che vi operano. Una scelta strutturale che consente di contrastare pratiche irregolari e modelli competitivi basati sull’abbassamento dei diritti, dei salari e delle condizioni di sicurezza.
Eppure, una parte, seppur minoritaria, della politica continua a dare credito a soggetti non rappresentativi, contribuendo a screditare tutto il lavoro portato avanti in questi anni, con passione e responsabilità, a difesa del lavoro sano e regolare. Proprio quel lavoro che, invece, la politica sembra aver dimenticato, favorendo sempre più una flessibilità malata, con contratti sottopagati e scarsa considerazione del diritto al lavoro.
Attraverso il contratto nazionale, abbiamo cercato di porre un argine alla precarietà, al dumping contrattuale, all’uso distorto dei subappalti, alle infiltrazioni criminali, allo sfruttamento e ai problemi di sicurezza.
Se queste scelte non vengono sostenute, ma osteggiate, da chi potrebbe rafforzarle per legge, allora ci troviamo di fronte a un problema serio che riguarda non solo il settore, ma la qualità complessiva della nostra democrazia.
Viviamo in un Paese che sembra aver smesso di credere in un futuro più equo. Mentre i cittadini si impoveriscono e perdono fiducia nelle istituzioni, mancano politiche capaci di sostenere i redditi più bassi e quelle fasce sociali che hanno meno voce. Politiche che favoriscano l’inclusione lavorativa e sociale, che intervengano su fisco e imposte per una maggiore equità e redistribuzione, che contrastino seriamente l’evasione fiscale e regolamentino il mercato degli affitti, affrontando l’emergenza abitativa con politiche di rigenerazione urbana e riqualificazione. Il tema delle disuguaglianze è da troppo tempo relegato ai margini del dibattito pubblico. Un processo incompiuto che oggi si aggrava non solo per l’aumento delle disparità economiche e per l’indebolimento del welfare, ma anche per la nascita di nuove disuguaglianze legate allo sviluppo tecnologico e al riemergere di fratture sociali che si pensavano superate. La povertà è tornata a essere un fenomeno diffuso, alimentata da visioni autoritarie e da narrazioni che cavalcano le paure e predicano la superiorità di alcuni sugli altri.
In questo contesto si colloca la nostra proposta: il sindacato come presidio di democrazia. Un ruolo che trova il suo fondamento nell’articolo 39 della Costituzione e che lega la libertà sindacale alla rappresentanza. Non a caso, il Congresso che ci apprestiamo a celebrare rappresenta il momento più alto e concreto di questa funzione, dove la rappresentanza si misura e si rinnova attraverso la partecipazione democratica. Ma questo non basta, e perciò chiediamo di poterci misurare, anche attraverso l’introduzione di norme chiare. Perché siamo convinti che la misurazione della rappresentanza non è un vincolo burocratico, ma uno strumento di democrazia e tutela dei lavoratori per distinguere chi rappresenta davvero interessi collettivi da chi opera senza consenso e senza responsabilità.
In una questa enorme voragine che si è aperta tra cittadini e politica, il sindacato rappresenta uno degli ultimi argini contro la deriva conservatrice e regressiva. E se milioni di lavoratrici e lavoratori continuano a iscriversi al sindacato, è perché credono nel nostro lavoro e si sentono rappresentati. A noi spetta il compito di continuare a farlo con coraggio e responsabilità.
« Incidente mortale a Guidonia Il valore della persona nell’era dell’Intelligenza Artificiale »
