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Decreto Caldo

28 maggio 2026 • Edilizia, evidenza, News salute e sicurezza

STEFANO COSTA SEGRETARIO NAZIONALE FENEALUIL:
“IL GRAN CALDO è ARRIVATO MA LA LEGGE ANCORA NO.”

La FenealUil rilancia la richiesta urgente di un Decreto ad hoc, con indicazioni uniformi valide su tutto il territorio nazionale

“Quest’anno il grande caldo è arrivato già verso la seconda metà di maggio, con diverse città italiane da ‘bollino rosso’ e inevitabili gravi conseguenze per chi lavora all’aperto, come la maggior parte dei lavoratori del comparto delle costruzioni e del lapideo”. È quanto afferma il Segretario Nazionale FenealUil Stefano Costa, responsabile salute e sicurezza del sindacato costruzioni UIL. “In queste condizioni, affaticamento, disidratazione, crampi, sincopi, colpi e stress da calore, dermatiti e rischi di tumori alla pelle sono in aumento, eppure anche quest’anno non è stata varata alcuna normativa a livello nazionale per limitare l’esposizione di lavoratori e lavoratrici al grande caldo. La Regione Lazio ha emanato un’ordinanza ad hoc ‘già’ a fine maggio, ma è una felice eccezione” – prosegue il sindacalista –. “Occorrono interventi strutturali, come la FenealUil chiede da tempo, per ridurre i rischi per la salute di lavoratori e lavoratrici. Non si può affidare il benessere e la salute di chi opera all’aperto, in edilizia, in agricoltura e in molti altri settori, al buon cuore dei legislatori regionali, con tempistiche e modalità variabili ed evidenti disparità di trattamento tra un territorio e l’altro”.
Per questo, la FenealUil invita il Governo a emanare una legge ad hoc, un “Decreto Grande caldo” con disposizioni valide su tutto il suolo nazionale che vietino il lavoro nelle ore più calde – sulla base delle indicazioni fornite dalla piattaforma Worklimate sviluppata da Inail e Cnr, l’unica supportata da evidenze scientifiche – e ne permettano la riprogrammazione in altri orari, eventualmente ricorrendo alla Cigo (Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria) con ore ‘extra contatore’, e che facilitino turnazione e cambi di mansione del personale e prevedano la messa a disposizione obbligatoria di acqua, sali minerali e adeguati dpi, incluse le creme solari. “Sarebbe una norma di civiltà, che garantirebbe il benessere di migliaia di lavoratori e lavoratrici, evitando loro possibili danni alla salute e conseguenti costi per la sanità pubblica e le stesse imprese” – conclude Costa.

 

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