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Trapani, sit in in Prefettura

6 febbraio 2017 • cemento

LAVORO A RISCHIO PER 32 OPERAI. IL SIT-IN IN PREFETTURA
GIORNALE DI SICILIA TRAPANI DI Antonio Trama


L’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ha interrotto il contratto di affitto di un terreno di contrada Noce, a Custonaci, e 32 lavoratori rischiano il licenziamento. Per questo motivo i 32 dipendenti della Group Pellegrino Export srl, la società che aveva ottenuto l’affitto del terreno poi trasformato dalla stessa azienda in una cava, questa mattina protesteranno dinanzi la sede della Prefettura. A proclamare la protesta, che si articolerà con un sit-in a partire dalle 10, sono la Fillea Cgil, la Filca Cisl e la Feneal Uil, le tre sigle sindacali che hanno anche chiesto di incontrare, insieme a una delegazione di lavoratori, il Prefetto per «sollecitare un intervento che risolva una situazione che sta mettendo seriamente a rischio il futuro occupazionale dei dipendenti dell’azienda». Il problema nacque nel 2013 quando la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani aveva autorizzato l’amministratore giudiziario del terreno, sequestrato alla criminalità organizzata, ad affidarlo all’azienda “Group Pellegrino Import Export”. La stipula del contratto avvenne pochi mesi dopo al prezzo di 45 mila euro l’anno. Nel frattempo, poi, l’azienda ha effettuato ingenti investimenti nella cava “vergine”, anche provvedendo a 32 assunzioni, necessarie per dare l’avvio all’attività. Quindi, è stato trovato il giacimento e, finalmente, l’azienda ha cominciato a produrre. Nel frattempo, però, il bene è diventato definitivamente confiscato e, come avviene in questi casi, vengono a cadere tutti gli accordi precedentemente raggiunti, nonostante il benestare anche da parte dell’Agenzia dei beni sequestrati. Quando è stata effettuata la comunicazione all’azienda, questa si è anche resa disponibile all’acquisto, ma non avrebbe ricevuto risposta, a tal punto che ad ottobre ha ricevuto lo sfratto ed a questo punto Franco Pellegrino, titolare dell’omonima azienda oltre che ex presidente della Riviera Marmi, l’ha immediatamente liberata. «Ciò che sta accadendo – dicono i segretari della Fillea Cgil Enzo Palmeri, della Filca Cisl Francesco Danese e della Feneal Uil Giuseppe Tumbarello – è estremamente grave e sta determinando gravi ripercussioni sul piano economico e occupazionale. L’utilizzo e la valorizzazione di un bene sequestrato e confiscato alla mafia – proseguono – rappresenta un segnale forte e importante per l’affermazione della legalità, per questo la disponibilità e l’impegno delle imprese sane che subentrano alla mafia va sostenuta e incentivata». Del caso legato all’azienda Pellegrino Group in passato si sono anche occupati Vito Pellegrino, presidente provinciale di Confindustria Marmi, e Vincenzo Maurizio Santangelo, senatore dei Cinque Stelle. Il parlamentare, infatti, ha presentato una interrogazione parlamentare spiegando che «non è certo il modello da imitare, specie se poi a pagarne le conseguenze sono persone che hanno ancora il coraggio di credere nelle istituzioni e di investire “tempo e denaro” su beni, che spesso i mafiosi non si rassegnano facilmente alla perdita».

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