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rassegna 2

Oltre il Covid

9 luglio 2020 • News

OLTRE IL COVID 19.

COME USCIRE DALL’EMERGENZA MIGLIORANDO IL PAESE

Piemonte report luglio 2020

 

Dopo un lungo periodo di lockdown, durante il quale il tempo è sembrato rallentare quasi al punto di fermarsi, la fase 2 da molti è vissuta, al contrario, con la frenesia di recuperare i ritardi accumulati durante quello stop forzoso. Molti si spingono oggi in previsioni, sia rispetto alla scomparsa del virus, sia sulle conseguenze sociali ed economiche che potrebbero derivarne nel prossimo futuro. Una cosa è certa, e forse ce l’ha insegnata proprio questa terribile pandemia, nessuno ha la possibilità di prevedere il futuro, e occorre concentrarsi sul qui e ora per costruire il nostro domani.

Il nostro Paese entra ufficialmente, senza soluzioni di continuità, in una nuova e ancora sconosciuta crisi di sistema, i cui primi effetti sono già emersi con brutale evidenza.  Questo scenario ci impone di percorrere una sola strada, tutta in salita e piena di ostacoli, quella del lavoro incessante al fianco dei tanti lavoratori che sono chiamati ad una ripresa dell’attività con i rischi del contagio, e dei tantissimi che un posto di lavoro lo hanno perso e ora devono comunque poter vivere dignitosamente.

Affrontare l’emergenza e andare oltre, iniziando a riprogettare un futuro migliore alla luce delle nuove esigenze, ci darà la possibilità di governare al meglio un mondo del lavoro e una società in piena trasformazione.  Al centro deve esserci sempre più la persona, nella sua interezza di lavoratore e cittadino, ed il sindacato, come già successo in altri momenti di crisi, è chiamato al suo ruolo essenziale di rappresentanza. Questa pandemia ha, infatti, dimostrato quanto ancora sia importante la sua funzione, quanto sia insostituibile la forza mediatrice e di sintesi che, anche in un momento non semplice come quello che stiamo vivendo, garantisce la tenuta sociale promuovendo la collaborazione fattiva e l’unità.

Ci attendono mesi duri ed un nuovo autunno caldo ma arrivarci preparati può essere la soluzione. Come ce lo aspettavamo, nonostante il blocco dei licenziamenti e l’utilizzo massiccio della cassa integrazione, i nuovi dati INPS descrivono un aumento di 106 mila disoccupati tra il 1^ marzo e il 9 maggio 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. Il lavoro e le risorse messe in campo dal Governo, se pure rilevanti, purtroppo non appaiono sufficienti. Va pensato un nuovo intervento in grado di sostenere ma anche di rilanciare il lavoro, le imprese e la produttività, tutelando le fasce più deboli e gli invisibili, fissando un programma ben preciso per selezionare gli investimenti e spendere tutte le enormi risorse che l’Europa ha deciso di attribuirci. Un’opportunità che non bisogna sprecare, se vogliamo davvero modernizzare il Paese e creare nuovi posti di lavoro stabili e di qualità.

Per quanto concerne il nostro settore, già fortemente provato da 12 anni di crisi, si parla per il mese di marzo di un crollo della produzione intorno al 36,2%. Dati che preoccupano molto se pensiamo che ancora risentiamo degli effetti della crisi del 2008. Ma almeno è chiaro oramai a tutti che il Paese non riparte senza l’edilizia. Questo è l’unico settore che può trainare l’economia nella sua interezza, per le sue specificità e capacità anticicliche. Ma soprattutto perché ogni euro investito in esso finisce per moltiplicarsi, generando profitto anche nei settori economici collegati.

E per questo motivo vanno sbloccati al più presto i cantieri, regolarizzati i tanti lavoratori costretti a svolgere attività in nero e avviato un grande piano di opere e infrastrutture che potrebbero riattivare l’economia e rispondere alla necessità di coniugare sviluppo e ambiente. Siamo in una fase emergenziale e bisogna far di tutto per sopravvivere ma non si può perdere l’occasione di migliorare quello che prima non andava.

Così, nel nostro settore, occorre sbloccare le risorse ma anche garantire dignità del lavoro e sicurezza, promuovere la legalità e contrastare le infiltrazioni criminali che approfittano proprio dei momenti di debolezza per inserirsi nelle attività legali.

Per ridare respiro al settore e contemporaneamente migliorarlo, impedendo che i lavoratori paghino ancora di più le conseguenze di questa emergenza, occorre studiare provvedimenti che vadano incontro alla necessità immediata delle imprese di accedere alla liquidità. Le banche sono vincolate dal rispetto di parametri europei sotto i quali non gli è comunque consentito riconoscere altri affidamenti. Questo significa che molte imprese si troveranno in un mare in tempesta in attesa che qualcuno gli lanci una scialuppa di salvataggio e sappiamo il rischio che si corre quando vi è una situazione di questo tipo. Perché molto spesso quella scialuppa rischia di arrivare dal sistema delle mafie sempre in cerca di modi per reimmettere e ripulire ingenti quantità di liquidità.

E allora diventa fondamentale, se il settore delle costruzioni come sembra dovrà essere per scelta del Governo uno dei principali volani della ripresa, progettare questo motore perché non si fermi dopo il primo chilometro percorso e, una volta avviato, sia in grado di generare unicamente “esternalità positive”: più lavoro, più reddito, più ricchezza, più utili, più entrate fiscali e rilancio dello sviluppo industriale dei settori collegati, più consumi e aumento della domanda interna.

Sebbene nel nuovo ‘Decreto Rilancio’ manchino ancora interventi su aspetti per noi fondamentali e che più volte abbiamo sollecitato nei vari tavoli di confronto con i diversi ministeri, non possiamo non valutare positivamente alcune novità normative introdotte, ed in particolare quelle relative al risparmio energetico o di adeguamento sismico. Misure importanti soprattutto a fronte della trasformazione che il settore da anni sta vivendo e della necessità di coniugare sempre di più la crescita con l’innovazione e l’efficienza energetica, il benessere economico con la tutela dell’ambiente.

Secondo il rapporto Enea, che ogni anno scatta la fotografia dei risultati delle detrazioni fiscali a livello nazionale e nelle singole regioni, in Piemonte ad esempio si arrivano a sfiorare i 500 milioni all’anno di interventi per un totale di 47 mila opere realizzate e nel triennio 2014-2017 si è arrivati quasi a 1 miliardo e 800 milioni per un totale di circa 203 mila interventi. Alla luce di questi dati è chiaro che il superbonus al 110 per cento potrebbe essere un incentivo alla crescita notevole. Inoltre, considerato che il patrimonio edilizio piemontese, come nel resto d’Italia è obsoleto, infatti il 90% è precedente al 1990 e il 45 % al 1945, le possibilità di efficientamento sono enormi. Insomma, con le dovute cautele e i necessari chiarimenti, perché tale strumento non diventi un’ulteriore scorciatoia per imprenditori furbetti, il bonus introdotto può davvero aiutare la ripresa del settore consentendone la necessaria transizione verso l’innovazione e, allo stesso tempo, facendo risparmiare alle famiglie fino al 60 % sulle bollette del gas ad esempio.

Inoltre non va dimenticato che tali incentivi finirebbero soprattutto per agevolare il settore privato che costituisce una parte considerevole del settore che sta soffrendo enormemente la crisi. Piccole e piccolissime imprese private che si trovano più esposte ai fallimenti e facilmente finiscono nell’irregolarità pur di sopravvivere. Occorre, invece, che essi investano regolarmente nel settore proprio perché lo ritengono conveniente e noi dobbiamo sapere individuare sempre dove si creano nuovi lavori, anche quelli più piccoli. Dobbiamo essere pronti e in grado di evitare che i lavoratori, qualora perdessero il loro posto di lavoro, si trovino costretti per necessità ad accettare qualsiasi condizione di lavoro pur di sopravvivere.
Ma questi interventi, come detto, purtroppo non bastano, occorre accelerare l’avvio delle opere infrastrutturali ancora bloccate ma già finanziate e in questi giorni sentiamo annunciare nuovi investimenti e piani straordinari per le infrastrutture. Attenzione, però, a non ricorrere a procedure che in qualche modo possano favorire scorciatoie poco trasparenti. Si parla di modifica del Codice degli Appalti e modello Genova, ma se anche oggi venissero messi in campo provvedimenti emergenziali e soluzioni normative nel tentativo di semplificare l’apparato normativo e burocratico in materia di appalti pubblici per consentire un più rapido avvio delle opere, bisogna comunque mantenere immutati e prioritari i principi autoregolatori alla base di qualsiasi settore che opera in un libero mercato in regime di vera concorrenza. Noi lo abbiamo detto, si possono migliorare ancora procedure tecniche e ridurre i tempi di attraversamento, studiare modalità per ridurre il contenzioso e, su questo, unitariamente, abbiamo già avanzato come Sindacato delle costruzioni le nostre proposte, ma se qualcuno pensa di approfittare della Pandemia per modificare o derogare al Codice degli Appalti,  ridurre le tutele dei lavoratori alimentando il dumping contrattuale, liberalizzando il sub appalto, dequalificando il mercato e destrutturando ulteriormente le imprese, riducendo ulteriormente le procedure aperte di gara a favore di affidamenti diretti o negoziati tra i soliti noti, con il rischio di maggiori infiltrazioni criminali, il sindacato delle costruzioni si mobiliterà in tutte le forme possibili.

Ricordo inoltre che negli ultimi giorni l’Anac ha comunicato che fra settembre e dicembre 2019 il mercato dei contratti pubblici è aumentato di 8,4 mld rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+18,3%), raggiungendo la cifra di 54,3 mld, e che in rialzo sono anche il numero degli appalti, passati da poco più di 54mila a quasi 59mila (+8,8%). In particolare la performance registrata dagli appalti di lavori ha conosciuto un incremento di 3,7 mld: 2,7 mld nel settore ordinario (+38,7%) e 1 mld nei settori speciali (gas, energia termica, elettricità, acqua, trasporti, servizi postali) pari al 36,7% in più. Dal punto di vista quantitativo, il numero delle procedure affidate è cresciuto per questa tipologia del 22,8% passando da 16mila a quasi 20mila unità. Quindi il Codice degli Appalti sta funzionando, anche se siamo convinti che migliorarlo si può, qualificando le stazioni appaltanti e dotandole di risorse tecnologiche e professionali all’altezza, dopo anni di riduzione del personale e di scarsi investimenti.

Dunque il momento è arrivato e l’occasione può essere questa perché il pubblico faccia un salto di qualità partendo dalla qualificazione delle stazioni appaltanti per diventare il committente ideale per ogni impresa seria. Vale a dire qualificato nella progettazione, attento ed esigente nella valutazione delle offerte e nell’aggiudicazione, puntuale e rigoroso nel rispetto dei contratti, a partire dalla puntualità nel pagamento dei SAL alle imprese, ma soprattutto rigoroso nei controlli di qualità e inflessibile sui ritardi nei tempi di realizzazione previsti.
Occorre ove possibile dare la priorità al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che privilegia la proposta più valida nel suo complesso, favorendo l’aggiudicazione a imprese sane che siano in grado di realizzare l’opera nei tempi previsti e nel rispetto di norme e contratti, garantendo allo stesso tempo la stessa qualità per tutta la filiera del ciclo produttivo.

Aggiungo che non ci siamo schierati ideologicamente contro provvedimenti emergenziali che in questa fase potrebbero velocizzare l’avvio delle opere. Pensiamo all’ipotesi dei Commissari, sui quali abbiamo espresso il nostro sostanziale consenso, a patto che, però, non ricalchino il modello Genova in deroga a qualsiasi norma, ma possano invece operare con forti poteri nel rispetto di alcune regole invalicabili e vengano nominati tra esperti e tecnici della materia. Proprio in merito al rispetto delle regole, abbiamo chiesto al Ministro De Micheli l’applicazione per legge agli appalti pubblici della congruità.  Per noi quello è il primo passo da compiere per assicurare regolarità e lavoro di qualità. Meno burocrazia ma più tutele per i lavoratori, più concorrenza basata sulla qualità e non sul prezzo, nel pieno rispetto delle norme e dei contratti.

E per questi stessi motivi abbiamo chiesto di vincolare i nuovi incentivi introdotti per risparmio energetico, sisma bonus, ristrutturazioni, al possesso del Durc di Congruità. Cioè alla documentazione emessa dalle Casse Edili al fine di certificare la corretta corrispondenza tra i lavori effettuati, e per cui lo Stato ci mette praticamente l’intero importo, ed il numero di lavoratori impiegati, che deve essere congruo secondo standard definiti. Inoltre chiediamo che venga applicato correttamente il Contratto Collettivo edile a tutti i lavatori impiegati nei cantieri, perché tutti coloro che svolgono lavoro edile abbiano le stesse condizioni e le stesse tutele, formazione e sicurezza.

Non sarà facile riprendersi da questa guerra che sta lasciando a terra migliaia di vittime, e non mi riferisco solo agli oltre 30mila morti per la malattia ma anche a chi ha perso il proprio lavoro e con esso tutte le sue certezze. Però resta fondamentale rimetterci in sesto nel miglior modo possibile, imparando da quello che è accaduto e costruendo sulle criticità e le debolezze un futuro diverso. In questo trova spazio la sfida ambientale che coinvolge anche il nostro settore perché la via maestra non può che essere lo sviluppo sostenibile.
Il Recovery Fund dell’UE, presentato in questi giorni dalla Commissione Europea, ha infatti riconfermato la sua ambizione nell’essere conseguente al Green Deal europeo, prevedendo una proposta di revisione del bilancio UE (QFP), che include ulteriori fondi per la ripresa, per un valore complessivo di 1.850 miliardi di euro. È oramai un dovere irrinunciabile favorire la transizione ecologica delle nostre città, promuovere la salute pubblica e la lotta alla povertà ed in questo le costruzioni giocano un ruolo fondamentale.
Nel nostro paese, in particolare, la messa in sicurezza del territorio e la prevenzione del dissesto idrogeologico e del rischio sismico sono priorità assolute e azioni non più rinviabili così come la difesa del patrimonio storico e artistico e la sistemazione delle strade. L’efficienza energetica e le energie rinnovabili sono settori chiave per la creazione di nuovi posti di lavoro green e i 9 milioni di addetti attualmente impiegati in questo settore sono destinati a raddoppiare entro il 2030. Dunque impariamo qualcosa da questa esperienza per migliorarci e ricostruire il Paese attraverso una politica industriale che metta al centro la persona ed il benessere collettivo.

Scarica il ritaglio Ritaglio articolo Panzarella Piemonte luglio 2020

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