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Incidente mortale a Milano

13 settembre 2017 • News Territoriali

Le Segreterie territoriali di FENEAL UIL, FILCA CISL e FILLEA CGIL, intervengono sul crollo del Ponteggio avvenuto nel cantiere di Via Mangone a Milano nel pomeriggio di Lunedi 11 Settembre esprimendo in primis cordoglio e vicinanza ai familiari e parenti della vittima.

In attesa di conoscere la dinamica definitiva che emergerà dalle indagini in corso da parte della  magistratura e delle forze dell’ordine,  le Segreterie non possono che constatare ciò che nel settore è una prassi: poca informazione e confusa. Nessuna informazione facilmente reperibile in cantiere e nessuna certificazione della filiera.

Chiederemo un incontro all’impresa che aveva il compito di eseguire i lavori sul cantiere, al committente e al direttore dei lavori, per capire quale era lo stato di suddivisione dei compiti nel contratto di appalto.

Abbiamo appreso inoltre che la vittima si trovava ad operare in nero, pare arruolato domenica sera per telefono, e a completare il quadro dopo il crollo dal cantiere sono fuggite più persone. Del tutto impossibile rintracciare chi ha lavorato lì e almeno è potuto scappare.

Le costruzioni hanno perso 900.000 addetti negli ultimi 10 anni e davanti ad una possibilità di lavoro in cantiere si tende ad accettare ogni tipo di incarico con qualsiasi trattamento proposto. Senza minimamente prevedere come ricompensa il ritorno a casa la sera. Questo trattamento che ha un nome preciso; lavoro nero.

La sicurezza è la prima vittima di questo scambio, quello che potrebbe garantire un lavoro sicuro sono il rispetto delle regole del contratto edile. Formazione al lavoro, prevenzione in cantiere regolarità delle ore versate e specializzazione delle mansioni. Così invece trovano casa false partite iva, lavoratori in distacco, 4/5 livelli di subappalti, contratti metalmeccanici e del commercio.

Il cartello un optional, le informazioni solo di rito e gravemente incomplete.

Questa fotografia riassume la stragrande maggioranza dei piccoli cantieri a Milano e nell’area Metropolitana.

Non è il tempo delle proposte questo ma del cordoglio,   ma le istituzioni non possono reggere da solo un peso così grande. E’ necessario ricostruire un patto con cittadini, imprese, direttori lavori e tecnici della sicurezza,  che davanti ai ribassi per i lavori edili mettano in conto che è sempre possibile un altro cantiere di Via Mangone a Milano spendere meno sui lavori vuol dire scommettere sulla vita di altri. E se ci fossero i vostri figli su quel ponteggio?

Questo sistema strutturato di tratta del lavoro deve essere affrontato in maniera seria e univoca. Il massimo ribasso è un trappola invitante e alimenta questo caporalato dei muratori, che non avendo un lavoro fisso e dignitoso accettano anche il rischio di non tornare a casa, perché senza lavoro non sei niente.

Dall’ inizio dell’ anno sono 33 i morti sui luoghi di lavoro in Lombardia di cui 5 edili. Alla faccia degli esperti che commentavano giulivi come gli infortuni in questi anni fossero diminuiti, mentre considerando il numero degli addetti erano aumentati.

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella non perde occasione per ricordare che non possiamo permetterci la perdita di vite umane per lavorare: Noi delle categorie edili di CGIL CISL e UIL siamo d’accordo con lui. Le istituzioni e le imprese devono ascoltare questo messaggio. Il miglior modo per farlo è attuare le intese sottoscritte con le parti sociali, rispettando le regole e i contratti di lavoro.

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