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Camera - Senato

Audizione al Senato su Sblocca Cantieri

6 maggio 2019 • evidenza, News

SBLOCCA CANTIERI, SINDACATI: “CANTIERI NON RIPARTIRANNO, SERVONO
POLITICHE INDUSTRIALI, FINANZIARIE, URBANISTICHE”
Feneal Filca Fillea in audizione al Senato hanno presentato in 7 punti le
loro proposte

06.05.19 “Lo sblocca cantieri non farà ripartire le opere in stallo.
Per sbloccare i cantieri servono interventi su più livelli, le sole
modifiche sul Codice degli appalti di per sé non sostituiscono politiche
industriali, finanziarie ed urbanistiche, di cui c’è invece un assoluto
bisogno”. È quanto hanno ribadito i rappresentanti di Feneal Filca
Fillea, convocati dalle commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato
nell’ambito dell’esame del disegno di legge di conversione del decreto
“sblocca cantieri”.
Nell’occasione, i sindacati hanno consegnato una memoria contenente le
proposte per il rilancio del settore e le proprie valutazioni e richieste
di modifica al testo del provvedimento. Le proposte: sistematizzazione
degli incentivi; creazione di un Fondo di Garanzia creditizia alimentato
dal sistema Bancario e Cassa Depositi e Prestiti per la messa in sicurezza
finanziaria, con partecipazioni a medio termine, delle principali imprese
del settore che hanno appalti pubblici già aggiudicati, ma problemi di
liquidità; premialità negli appalti verdi per l’utilizzo di materiali
di costruzioni a forte tasso di innovazione e a basso impatto ambientale;
qualificazione delle stazioni appaltanti; norme di raccordo in materia
urbanistica per favorire manutenzione profonda e rigenerazione dei
quartieri; norme e strutture sussidiarie in materia di dissesto
idrogeologico o edilizia scolastica in caso di lentezza o difficoltà di
messa in esecuzione da parte di Enti Locali; norme per una maggiore
sicurezza/premialità (Patente a punti), per il rispetto dei perimetri
contrattuali contro il dumping, per il contrasto al lavoro irregolare.
Sul decreto i sindacati hanno ricordato che di fatto non sbloccherà i
cantieri in stallo, come si vorrebbe far credere, ma stabilisce regole per
i bandi futuri, che per i sindacati rappresentano un arretramento, a
partire dalla minor trasparenza: “le procedure ristrette con esiguo
numero di inviti comporta un aumento di discrezionalità delle stazioni
appaltanti nella gestione delle gare, e limita il libero accesso delle
imprese al mercato degli appalti pubblici a danno della trasparenza dei
procedimenti e del contrasto ai fenomeni corruttivi”, spiegano i
sindacati, contrari anche al ritorno del massimo ribasso. “Oltre ad
apparire in netto contrasto con le determinazioni comunitarie – spiegano
– ripropone uno degli elementi che maggiormente hanno determinato il
fallimento degli impianti normativi previgenti in tema di qualità delle
opere, di tempi e costi di realizzazione, di qualificazione di impresa
nonché di tutela dei diritti dei lavoratori.”
Contrari anche alle modifiche previste in ordine al subappalto, che
“appaiono fortemente lesive delle tutele e delle garanzie dei
lavoratori, perché con il subappalto aumenta il ricorso al dumping
contrattuale”, e contrari alla possibilità che i Comuni non capoluogo
siano stazioni appaltanti per appalti anche di medie e grandi dimensioni,
perché “oltre a non considerare l’attuale stato organizzativo dei
Comuni, nega la strategia finora portata avanti di qualificazione e
aggregazione delle stazioni appaltanti a vantaggio di una maggiore
efficienza e trasparenza.”
Forti dubbi anche sul ruolo dei Commissari di nomina governativa, che per
i sindacati debbono essere “figure aventi funzione di coordinamento e
facilitazione, sul modello del Terzo Valico o del Brennero”;
preoccupazione viene infine espressa sia per l’idea di “tornare ad
un Regolamento attuativo della norma per i tempi che tale processo
potrebbe richiedere in contrasto con l’urgenza di avere quanto prima una
normativa applicativa”, che sulle norme specifiche introdotte nel
decreto per accelerare la ricostruzione del Centro Italia.

Memoria per audizione 6 maggio 2019 Senato

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