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Screenshot 2022-05-03 at 10-16-33 Panzarella (Fenealuil) «Edilizia e legno adeguare i prezzari o a rischio le opere del Pnrr e 40 mila posti di lavoro»

“A rischio le opere del PNRR.”

3 maggio 2022 • cemento, Edilizia, evidenza, lapidei, laterizi, legno, News

PANZARELLA (FENEALUIL): «EDILIZIA E LEGNO, ADEGUARE I PREZZARI O A RISCHIO LE OPERE DEL PNRR E 40 MILA POSTI DI LAVORO».

IL LINK DELL’INTERVISTA

Il segretario nazionale: «Incidere sulle gare assegnate dal 2017 al 2021. Grazie al Pnrr nei prossimi cinque anni l’occupazione potrebbe crescere fra 1,3 e 1,7 milioni di unità: spendere presto e bene. Inflazione, oggi chi lavora rischia di entrare nelle fasce di povertà».

La filiera del legno e dell’edilizia alle prese con le conseguenze economiche della guerra in Ucraina e con le sfide del Pnrr.

CUOREECONOMICO ne parla con Vito Panzarella, segretario generale della Fenealuil, Federazione Nazionale lavoratori edili affini e del legno, parte della Uil.

Qual è la situazione attuale del settore, soprattutto in relazione al momento storico-politico che siamo vivendo. Si parla per esempio di problemi per la filiera del legno.

«Il settore delle costruzioni in rapida ripresa grazie ai bonus edilizi e anche alle prospettive messe in piedi dalle opere del PNRR è oggi fortemente minacciato dalla crisi dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime e dei costi dell’energia.
Dalla fine del 2020 tutti i materiali hanno avuto aumenti di prezzo ma il balzo degli ultimi mesi, dovuto anche alla guerra tra Ucraina e Russia, mette in serio rischio i cantieri. Alcuni dei quali si sono già bloccati.
I principali centri di trasformazione siderurgici, gli impianti per la produzione di laterizi e manufatti cementizi, materie plastiche e anche legno appunto, hanno ridotto la produzione, preannunciato possibili chiusure o addirittura sospeso l’attività con effetti che si ripercuotono sulle imprese edili costrette a chiudere i cantieri con rischi enormi in termini di tenuta dei livelli occupazionali e di coesione sociale».
L’edilizia è stato il traino dell’economia nei due anni della pandemia. Adesso invece c’è il rischio di blocco dei cantieri: facciamo il punto.
«Ogni giorno che passa si rischia il fermo generalizzato dei cantieri, in particolare delle opere pubbliche degli enti locali e delle opere complementari al PNRR, mettendo a rischio già nei prossimi mesi almeno 30-40 mila posti di lavoro. Servono interventi urgenti.
Come organizzazioni sindacali abbiamo evidenziato che la questione oggi non è solo l’adeguamento dei prezzi delle gare in essere e delle prossime, legate in particolare alle opere finanziate dal PNRR e dal Fondo Complementare, per cui lo sforzo del Governo è evidente e positivo, ma soprattutto l’urgenza riguarda il come intervenire per adeguare, all’aumento dei costi dei materiali, le gare assegnare negli anni 2017-2021 e che sono ora in esecuzione.
Infatti sono tutti interventi, nuove opere o interventi di manutenzione, i cui prezzi furono stabiliti in momenti in cui i costi e l’inflazione erano molto minori.
La crisi di liquidità delle imprese con le diseconomie che oggi si registrano potrebbero pregiudicare anche le gare ed i cantieri successivi, venendo meno i player più strutturati e meglio organizzati.
Possiamo pensare al modello francese di individuazione dei materiali per l’edilizia con adeguamenti automatici trimestrali e al contempo chiediamo di individuare prezzi calmierati per tutti quei materiali o semi lavorati per cui l’inflazione ha carattere più di speculazione che di reale aumento dei costi di produzione.
Inoltre per alleggerire la pressione speculativa siamo convinti sia utile allungare i termini per beneficiare dei diversi incentivi, a partire dal bonus 110 che negli scorsi mesi ha visto, a causa anche dei tempi ristretti, la nascita di migliaia di imprese non proprio regolari e l’esplosione di truffe che mettono in pericolo la bontà stessa dello strumento».

Vi preoccupa il fatto che la moratoria sui mutui verrà sospesa?

«La moratoria sui mutui ha reso le famiglie italiane meno vulnerabili dal punto di vista finanziario. Senza un’estensione delle moratorie le famiglie, secondo Banca d’Italia, possono tornare ad avere difficoltà per questo crediamo che non sia questo il momento di tagli alla spesa pubblica, perché la situazione è peggiore di quella che abbiamo vissuto qualche anno fa, quando iniziò il Covid.
Crediamo opportuno contrastare l’inflazione andando a tassare gli extraprofitti e riducendo i rischi di una spirale che andrebbe a penalizzare i lavoratori salariati e i pensionati di questo Paese, che ad oggi garantiscono il 70% del gettito fiscale e che vedrebbero ridurre il loro potere di acquisto con perdite del salario reale nell’ordine del 20%.
C’è chi pur lavorando entra in fasce di povertà. La UIL chiede al Governo e a tutte le forze politiche di dare priorità a queste esigenze definendo e attuando nel breve periodo politiche redistributive.
Va affrontato con decisione il contrasto alle disuguaglianze attraverso il reperimento di risorse straordinarie che possono venire ad esempio da una tassazione del 30% sugli extraprofitti realizzati durante la pandemia e in conseguenza dell’aggressione della Russia all’Ucraina».

Avete firmato di recente un protocollo con la ministra Lamorgese per la sicurezza nei cantieri: quali sono i punti salienti?

«Tra i punti fondamentali vi è la tutela dell’occupazione e dei diritti dei lavoratori di appalti e sub appalti, la salute e sicurezza sul lavoro attraverso la formazione e l’applicazione corretta del contratto dell’edilizia, l’unico in grado di dare giusta tutela, adeguata formazione e retribuzione ai lavoratori impiegati nei cantieri e che svolgono lavorazioni edili. Una garanzia per la quale ci battiamo da tempo.
Verrà inoltre costituito un “Tavolo di monitoraggio dei flussi di manodopera” volto a contrastare le possibili infiltrazioni della criminalità organizzata e al quale il sindacato sarà presente per poter fare la propria parte.
In particolare il tavolo definirà le procedure di reclutamento di massima trasparenza, a garanzia non solo di lavoratori e imprese virtuose, ma più in generale di tutta la collettività».

Le infrastrutture e le grandi opere sono uno dei punti chiave del Pnrr. L’Italia su questo è molto indietro. Ce la farà a raggiungere gli obiettivi? Cosa serve?

«L’Italia si è impegnata a spendere 222 miliardi del programma Next Generation EU, 31,46 per le infrastrutture, più di qualsiasi altro paese.
Sono risorse imponenti che consentiranno al settore e con esso al Paese la messa in sicurezza del territorio, la riqualificazione dei quartieri degradati, l’edilizia sociale, la ristrutturazione di scuole e ospedali, la rigenerazione urbana e la riqualificazione energetica e sismica delle città.
Con la spinta del PNRR, nei prossimi cinque anni, l’occupazione potrebbe crescere fra 1,3 e 1,7 milioni di unità, a seconda dello scenario economico preso a riferimento.
Non possiamo permetterci di fallire e sprecare l’ultima grande occasione di far tornare l’Italia su un percorso di crescita stabile, in una dimensione economica e civile più giusta ed inclusiva.
Per questo la crescita deve essere accompagnata da politiche e riforme sulla qualità del lavoro e della buona occupazione, stabile e sicura.
Occorrono stazioni appaltanti di dimensioni medio grandi in grado di gestire progetti di grosse dimensioni, invece delle miriadi che esistono e che da tempo chiediamo di ridurre ed efficientare.
Occorre dotare le Pubbliche amministrazioni di tecnici in grado di attuare e monitorare il piano. I soldi vanno spesi presto si ma anche e soprattutto bene se vogliamo davvero migliorare il Paese».

Di Emanuele Lombardini (Riproduzione riservata)

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